Balletto Civile/Fondazione Teatro Due
domenica 3 febbraio 2013 – Teatro Novelli, ore 21
da LA SAGRA DELLA PRIMAVERA di Igor Stravinskij
danzato e creato con: Andrea Capaldi, Ambra Chiarello, Andrea Coppone, Massimiliano Frascà, Francesco Gabrielli, Sara Ippolito, Francesca Lombardo, Carlo Massari, Gianluca Pezzino, Livia Porzio, Emanuela Serra, Giulia Spattini, Chiara Taviani, Teresa Timpano
ideazione e coreografia: Michela Lucenti
incursioni sonore: Maurizio Camilli
produzione: Balletto Civile / Fondazione Teatro Due

Questa non è una generazione di passaggio, nessuna generazione è di passaggio.
La sagra è un lavoro di gruppo ma nella grande corsa si è perdutamente soli. Il corpo si sbilancia, cade nel desiderio di abbracciare tutto lo spazio "digeribile", ci si abbraccia, ci si sposta un po' violentemente, un po' violentati come per scuotersi, per rimanere svegli. Ci si incastra per rimanere in piedi, uomini e donne gli uni agli altri aggrappati per attraversare lo spazio come metafora della fatica che ci serve per svoltare, per correre fuori dalle stanze della mente nelle quali ci tengono confinati.
Azioni precise, forti, furiose, velocissime.
Ognuno perde forza ma solo per brevi attimi, subito rimesso in piedi dagli altri.
Inaspettatamente spuntano le teste sotto le gambe dei compagni, ci si aggrappa, aggroviglia, si cammina sugli altri ma non è sopraffazione, è sostegno, urgenza, compassione.
I corpi scivolano e cercano aria in vestiti troppo grandi, pantaloni e camice di seconda mano, dei fratelli maggiori. Sotto, le nudità esili scoperte che si intravedono appena quando si va a testa in giù.

E poi l'ossessione delle scarpe, sempre a cercarne una giusta senza trovarla, allora va bene anche il paio troppo stretto o troppo largo, l'importante e restare in pista, non mollare.
Non è importante che facciano male i piedi non ci si può fermare, non si sente più niente, il corpo si scompone, non si sfoga cerca di dire anche affannosamente ma ha solo questo tempo e i corpi si scuotono sino a trasformarsi in vettori di energia impazziti.
La sagra è il tempo interiore che si confonde che si ferma, mescolata al resto dei suoni del mondo. Alla grande cacofonia.
Un dj set per un discorso dissacrante su noi stessi in primo luogo.
Dissacrare come reinventare un nuovo sacro, per noi il sacro è politica e necessità.
Il cambiamento comincia da noi, dalla ferinità con cui lo vogliamo.
Balletto civile